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Francesco Bussi, musicologo piacentino, è laureato in lettere classiche (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, a. 1948), diplomato in Pianoforte (Conservatorio Nicolini di Piacenza, a. 1949), in Paleografia musicale (Scuola di Paleografia e Filologia Musicale di Cremona, Università di Pavia, a. 1953), in Composizione corale (Conservatorio di Parma, a. 1955).

Allievo di Giulio Cesare Paribeni per la composizione, di Gemma Cappelletto Vasquez d'Acuño, Enzo Calace e Gino Tagliapietra per il pianoforte, avviato alla musicologia da Guglielmo Barblan, Federico Mompellio, Claudio Sartori e Giulio Confalonieri, ha insegnato Storia ed Estetica della musica nei Conservatori "G. Nicolini" di Piacenza e "A. Boito" di Parma dal 1954 al 1992, fu anche bibliotecario a Piacenza dal 1954 al 1972.

É membro emerito dell'American Musicological Society, membro effettivo della Deputazione di Storia patria per le Province parmensi, socio onorario del Rotary Piacenza-Farnese  e fu tra i soci fondatori della Società Italiana di Musicologia (Milano 1964). Fra i suoi riconoscimenti, anche il Premio internazionale 'Luigi Illica', la Medaglia di benemerenza della Real Casa di Borbone-Parma, il S. Antonino d'oro e il Piacentino benemerito. É stato critico musicale del quotidiano "Libertà" di Piacenza dal 1963 al 2013.

Le sue ricerche riguardano principalmente la paleografia musicale gregoriana, la polifonia profana del ‘500, la musica sacra di
Francesco Cavalli, la storia musicale di Piacenza nei suoi molteplici aspetti dal Medioevo al 900 (indagata sia in saggi autonomi, sia entro la monumentale Storia di Piacenza), la produzione strumentale e vocale di Brahms.

Ha istituito i Monumenti Musicali Piacentini.

Ha partecipato al film "...addio del passato..." di Marco Bellocchio.

Riccardo Bacchelli scrisse circa la monografia Umanità e arte di Gerolamo Parabosco, madrigalista, organista e poligrafo: “L'inquadramento storico nella vita e coltura dell’epoca, il caratteristico e l’interessante, anche biografico, della figura del Parabosco, mi sembrano vividi, chiari, ben caratterizzati e a lume di ottima critica estetica e storica... Il Suo è un lavoro ben pensato e ben fatto, utile alla storia della coltura e dell’arte italiana in genere”.

Pregiarono gli studi su Brahms anche Carlo Maria Giulini: "La profondità di penetrazione della sua analisi e la ricchezza delle informazioni e citazioni illuminano ogni pagina, e fanno di questo testo un'importante fonte di informazione per musicisti e per tutti gli appassionati di musica. Oltre a questo c’è nel suo scritto quell’elemento essenziale, per chi serve la musica attraverso il suono o con la parola, che è l’amore"; e Gianandrea Gavazzeni: "Ho letto il Suo libro: è un lavoro di primissimo ordine sulla musica strumentale di Brahms".

Per altre eventuali notizie, si vedano gli articoli Bussi Francesco” in Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti (Torino, UTET), Die Musik in Geschichte und Gegenwart (Kassel-Basilea,Baerenreiter), The New Grove Dictionary of Music and Musicians (Londra, Macmillan); nel Riemann Musiklexikon (Magonza, B. Schott's Söhne), nelle Enciclopedie Ricordi e Rizzoli-Ricordi, nella Garzantina della musica, in svariati Who' Who, ecc. (sia la MGG, sia il New Grove in entrambe le più recenti edizioni).


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